La diagnostica e cura delle intolleranze alimentari

Le intolleanze alimentari si testano con l'’elettroagopuntura secondo Voll EAV. Il test EAV è la metodica che per prima nella storia della medicina intorno agli anni cinquanta operò una valutazione elettrofisiologica del paziente. Successsivamente il metodo è stato impiegato  per la valutazione delle intolleranze alimentari. L’EAV fu studiata dall'agopuntore tedesco, Reinhold Voll che verificò la correlazione tra la funzionalità espressa da un punto di agopuntura e la sua conducibilità elettrica evidenziabile attraverso un bioimpedenziometro.    Questo strumento è costruito per misurare la resistenza  elettrica cutanea. Variazioni elettrofisiologiche della resistenza dipendono dall'afflusso e deflusso di acqua ed elettroliti in specifici distretti di connettivo. Questi distretti di connettivo sono descritti dalla medicina tradizionale cinese con il nome di meridiani. Su tali distretti di tessuto connettivale sono allocati i punti di agopuntura. La valutazione dell’impedenza elettrica sugli agopunti e lungo i meridiani parametra strumentalmente la salute o la malattia intese come nell’agopuntura tradizionale cinese.Tale metodica aggiornata alle richieste  di impiego successvie è stata adottata per valutare la risposta sulla conduttività elettrica di stimoli alimentari. Il test molto diffuso negli anni novanta deriva dae conoscenze di elettrofisiologia assume il termine  test delle intolleranze alimentari.

La bioimpedenziometria dei BAPs, Bioimpedance AcuPuncture points è il terminte tecnico che descrive il metodo, peraltro impiegato in molti altri modi oltre che per le semplici intolleranze alimentari.  Si applica un apposito puntale del bioimpedeziometro su zonidi cutanei noti alla medicina tradizionale cinese MTC e conosciuti come punti di agopuntura. La resistenza elettrica su un punto di agopuntura è più bassa che sulla cute circostante e costituisce una costante biologica in caso di salute. Alterazioni della conduttività elettrica, rilevabili dal bioimpedenziometro sul punto di agopuntura, sono indicative delle condizioni del paziente e sopratutto parametrano strumentalmente anche le reazioni a stressors somministrati. Se le reazioni bioelettriche osservabili sul punto di agopuntura sono fatte coincidere con uno stressor alimentare è possibile  valutare per il paziente la tolleranza verso quell'alimento.  Il test dell'intolleranze alimentari ha avuto un suo successo negli anni novanta, ma è oggi superato dalle conoscenze più aggiornate riguardo la nutrizione.

Conoscere le intolleranze alimentari permette di escludere alcuni alimenti dalla dieta, ma non spiega e sopratutto cura i motivi per i quali un organismo ne soffre. L'esclusione degli alimenti dal regime dietetico ha mostrato inoltre che un successo solo transitorio. Il paziente affetto da intolleranze alimentari infatti è intollerante ha ciò che mangia spesso e tollera ciò che non mangia. L'esclusione di alimenti non è pertanto da considerare una strategia curativa, ma solo di corto respiro.

Le intolleranze alimentari oggi si curano misurando tramite l'analisi della composizione corporea le alterazioni  tali da rendere il paziente sensibile a ciò che mangia più frequentemente.  A tal scopo è opportuno per il paziente valutare il carico glicemico,  il PRAL,  il turn over idrico e l'orario di assunzione del cibo. Il carico glicemico degli alimenti aiuta a individuare una sequenza d’introduzione opportuna che rispetti i ritmi circadiani. Una valutazione del PRAL Potential Renal Acid Load degli alimenti introdotti è importante per evitare la formazione di un bolo alimentare iperacido e pertanto irritante la muscosa intestinale. Spasmi e diarrea sarebbero altrimenti la conseguenza. Anche una situazione metabolica caratterizzata da disidratazione e riduzione della capacità digestiva enzimatica favorisce l'insorgenza di intolleranze alimentari. Carenze nutrizionali primarie o secondarie degli elettroliti  aggravano il quadro. Una sequenza nutrizionale verificata tramite la diagnostica bioimpedenziometrica è calcolata per ristabilire la fisiologia nei seguenti parametri:

  • recupero dell’idratazione
  • riduzione dell’infiammazione cronica intestinale
  • riduzione dell’acidosi
  • recupero della circadianità nei feed back ormonali
  • recupero della capacità digestiva enzimatica

Si tratta di una terapia delle intolleranze alimentari che svilluppa progressivamente nel tempo i suoi effetti e non in modo immediato, ma agisce sulla causa dei disturbi. Per i casi  dove è necessario un sollievo più rapido dai sintomi delle intolleranze alimentari è possibile associare agopuntura o omeopatia.  Il trattamento delle intolleranze alimentari tramite nutrizione clinica non si contrappone ne sostituisce le linee guida della medicina convenzionale. Al contrario esso stabilisce con esse una virtuosa collaborazione e una straordinaria opportunità anche a livello di prevenzione.

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Dott. Fabio Elvio Farello, Nutrizione Clinica a Roma



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